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“Appuntamenti online al Brozzi – Lunedì 16 novembre ospite Massimo Marazzini socio del collettivo fotografico Contrails.”

APPUNTAMENTI ONLINE AL BROZZI

Lunedì 16 novembre, ore 21,15
Il fotografo Massimo Marazzini, socio del collettivo fotografico Contrails, presenta:
i quaranta giorni di aprile – Immaginario“, audiovisivo

La serata avrà luogo in videochat tramite piattaforma Skype (clicca qui per scaricarlo)

Clicca QUI per aderire come “Partecipante”.

Vi aspettiamo!!

GUARDA L’AUDIOVISIVO!

Dice l’autore

Il lockdown è il separare il dentro dal fuori.

Del dentro, mobili, oggetti e metri quadrati, mi riapproprio lentamente, ripulisco, rimisuro, decido di buttare ciò che ho sempre conservato, brucio l’ulivo. Il dentro è un contatto nuovo col corpo della mia famiglia, davvero corpo unico, da preservare con uno stesso dispositivo di protezione individuale.

Il fuori (non è il silenzio della strada) lo guardo da lontano, dalla finestra.

La televisione è la mia finestra. Ubiqua e sincronica, batte il tempo nel suo fluire lento, mi lascia l’illusione di poter scegliere cosa vedere, cosa sapere, quando reggere o allentare la tensione e l’angoscia.

Lo faccio con uno zapping caotico e allucinato, fra una lista di canali lunga abbastanza da non riuscire ad impararla a memoria. Ci sono sempre un bollettino che ripete “purtroppo anche oggi dobbiamo registrare un aumento…”, la pulsione alla vita che riesplode quando Marylin entra nell’inquadratura, le nuove schermate a rettangoli con testoline distorte e voci metalliche, come parlassero dallo spazio.

Cerco, scatto e metto in fila, creo il mio immaginario, alla lettera, scolpisco nel marmo le immagini che comporranno, assieme a 30 parole, la mia memoria della pandemia, se la vedrò passare (ho un pensiero curioso ma chiaro: due nomi, Codogno e Vo’ Euganeo, mai sentiti, diventeranno eponimi di tragedia. Si aggiungeranno, per me, a Osoppo, Buia, Tarcento – terremoto del Friuli – Pescopagano – dell’ Irpinia – Incisa Scapaccino – metanolo. Arriveranno ad evocare, col solo nome, tutto il conosciuto dell’evento, così Ustica, Rigopiano, Cogne).

Fotografo il mio presente dilatato e scandito: i riti religiosi e civili di aprile, tradizionali o straordinari, mi sembrano emotivamente ancora più partecipati per sentimento di comunità, per esorcizzare la pandemia, perché forse andrà tutto meglio. Venerdì Santo, Pasqua, ostensione straordinaria della Sindone, preghiera cantata di Bocelli. 

Tanto tricolore, il 25 aprile, il Primo Maggio. 

Tante maglie azzurre, abbiamo vinto partite epiche e mondiali contro i grandi, vinceremo anche la malattia.

E’una novità, la tragedia sta avvenendo adesso, non è un terremoto, un’inondazione, un crollo, eventi momentanei e puntiformi nel tempo, con un prima e un dopo, ha un lungo durante da gestire e Il rito aiuta la comunità, da sempre, a ritrovarsi. Allo stesso modo il mito moderno: Marlon Brando si rialza tumefatto e ci riporta a lavorare, in Fronte del porto.

La televisione continua ad essere la mia finestra, mi affaccio, rubo perfette inquadrature costruite da altri, metto in fila (il fotografo vuole sempre mettere ordine nel mondo e nel tempo), adesso lo so, ciò che vorrò ricordare, intatto, prima che l’anacronismo vi sovrapponga altre conoscenze o un diverso stato d’animo.

Ho smesso di ritoccare questo lavoro l’otto maggio duemilaventi.

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